Daniel Varujan

 

 

Vita

Daniel Varujan (ma il suo nome di famiglia era Tchbukerian) nasce nel villaggio di Perknik, nei pressi di Sebastiaa, il 20 aprile 1884.

Nel 1896, a dodici anni,  si reca con la madre a Costantinopoli alla ricerca del padre, arruolato nell’esercito turco e inspiegabilmente imprigionato dal regime del “sultano rosso” Abdul Hamid.. Questo drammatico evento - che troverà eco nella poesia Mio padre nell’esercito, compresa nella raccolta Il cuore della stirpe (1909) – e la paura dei massacri di quegli anni, la fame, la miseria nella grande città, segnano per sempre la sua sensibilità.

Studia nel collegio armeno di Costantinopoli e per le sue doti eccezionali, viene inviato nel 1902 a frequentare il liceo presso il collegio Moorat-Raphael dei padri mwcchitaristi armeni di Venezia. A Venezia pubblica la sua prima raccolta di poesie, Fremiti (1906).

Dal 11906 al 1909, grazie all’intervento degli stessi padri mechitaristi, studia all’Università di Gand, dove passa un doloroso periodo di grave crisi esistenziale, da cui esce attraverso la riscoperta delle radici profonde che legano il suo personale destino di poeta a quello del suo popolo.

Ritorna in Turchia. Poco dopo si sposa e trova un lavoro di precettore al suo paese natale. La sua fama di letterato e di poeta cresce, dopo la pubblicazione di Il cuore della stirpe (1909) e di Canti pagani (1913), che hanno vasto successo. Nel 1912 si trasferisce a Costantinopoli, dove gli è stato offerto un posto di direttore di scuola. Nascono due bambini; il terzo nascerà proprio nel 1915…

Sono i brevi anni della rinascita armena prima del disastro: Varujan comincia a scrivere Il canto del pane e progetta altre opere.

Tutto verrà brutalmente annientato dallo sterminio della nazione armena, che inizia proprio con l’arresto, nella notte fra il 23 e il 24 aprile 1915, dell’élite armena di Costantinopoli.

Varujan verrà ucciso a colpi di pugnale il 26 agosto di quell’anno. Muore a 31 anni, nel pieno fiorire della sua splendida maturità: prima dell’arresto aveva  in mente di proseguire Il canto del pane con Il canto del vino, e di scrivere un poema epico ispirato alle epopee popolari e alle leggende armene.

       

Poeta simbolista seppe trarre dalla conoscenza della poesia occidentale classica e moderna lo slancio per un canto capace di rendere tutta la bellezza della terra d’Anatolia raggiungendo un  livello di perfezione linguistica e stilistica che lo colloca fra i massimi poeti del Novecento.

“E’ un Lorca d’Oriente, che approda al canto della serena gioia spirituale e della pace interiore attraverso un singolare percorso di maturazione anche religiosa, dalla protesta gridata delle prime poesie, alla ricerca delle tradizioni più antiche del suo popolo, alla riscoperta del cristianesimo come religione dei padri, risposta all’inquietudine, roccia fondante di un popolo perseguitato, voce dell’eterna speranza” (1)

Livello di perfezione linguistica e stilistica

 

 

Canto della vita contadina steso come viatico per un popolo che conoscerà la diaspora e l’esilio

Presago di questo è come se il poeta affidasse al suo canto l’impresa di rendere possibile ciò che la storia impediva trasponendovi quel sacro e carnale legame con la terra intriso dei valori profondi della religione dei padri ai quali Varujan era approdato dopo la profonda crisi esistenziale che lo aveva colpito.

Collana di liriche che parlano della quieta vita di campagna, dove i lavori del contadino vengono ritratti nel succedersi delle stagioni dalla semina al raccolto.. La sensuale e sontuosa ricchezza delle immagini è carica di significati allusivi e simbolici  e la poesia diviene ritualmente il luogo di un’ascesi capace di ridare unità, ardore e speranza alla vita. Dalle poesie palpita un’aura di sogno  e il simbolismo è spinto ai vertici espressivi piegato ad rendere la profonda religiosità del poeta nel suo approdo ad una visione armonica di corpo e anima, terra e cielo dove ogni cosa è sé stessa e partecipa della natura di tutte le altre. E’ sorprendente che queste poesie siano state scritte proprio nel momento in cui, storicamente, agli armeni come popolo la patria sarà negata e con essa infranta l’unità della nazione. La poesia salverà la nazione e diverrà “ il simbolo, fra gli armeni, dell’insopprimibile anelito alla vita dello spirito di un popolo. I valori profondissimi impressi nelle liriche attraverso immagini che ritraggono la vita contadina nella semplice e fresca vitalità colta fra i colori della terra e la benedizione del cielo diverranno un viatico … pienezza di colori

 

(1)Antonia Arslan, Daniel Varujan tra Oriente e Occidente, in Mari di grano e altre poesie armene, Ed. Paoline, 1995.